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martedì 8 marzo 2011

Biotestamento: un approccio che tuteli tutti



“Io combatto la tua idea, che è diversa dalla mia, ma sono pronto a battermi, fino al prezzo della mia vita, perché tu, la tua idea, possa esprimerla liberamente” (Voltaire). Questa frase, a mio parere, esprime meglio di qualsiasi altra, il legame forte ed indissolubile tra libertà, pensiero e diritto, al di là di qualsiasi visione personale e di credo religioso e politico, al di là di ogni condizionamento o costrizione, al di là di ogni intimidazione, al di là di ogni ragione di stato. Ed è in nome di questa libertà, così difficile da coniugare, ma nel contempo, così abusata, strumentalizzata, offesa, maltrattata, che dovremmo rispettare i diritti di ogni singola persona ed è in nome di questa libertà che dovremmo legiferare.
Ma questo governo, che ritiene essere detentore della verità - in un campo in cui ogni “credo” merita rispetto - ha presentato un testo di legge, in materia di fine vita, palesemente di parte ed ideologico, contravvenendo all’idea stessa della legge, che dovrebbe essere scritta per tutti i cittadini e non per una parte di essi, che non dovrebbe mai poter avere un “mandante”, né dover compiacere qualcuno.
Innanzitutto vorrei ricordare che in Italia è nata l’esigenza di una legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento (DAT) poiché il testamento biologico – oggi - non ha alcun valore giuridico. Questo vuol dire che le nostre volontà, ancorché lasciate per iscritto, dovranno confrontarsi con quelle del medico che ci terrà in cura durante gli ultimi istanti della nostra vita e al quale spetterà l’ultima parola sui trattamenti, più o meno utili, più o meno invasivi, magari superflui poiché finalizzati non ad una guarigione, ma a perpetuare una inutile agonia fatta di sofferenze e scarsa dignità per un tempo indefinito. Per questo è nata l’esigenza di dare agli italiani una legge che proteggesse le volontà del cittadino sul fine vita. Una legge che garantisse al cittadino un’autonomia decisionale con un valore vincolante, o almeno impegnativo, come nel caso del consenso informato di cui le DAT sono la fisiologica prosecuzione. Quel consenso informato che ratifica un’adesione consapevole del paziente al trattamento sanitario proposto dal medico e che trova fondamento nei principi espressi negli art. 2, 13 e 32 della nostra Costituzione che vieta i trattamenti sanitari obbligatori.
Da uomo liberale vorrei una legge che non sia né arrogante né autoritaria, e perciò come è giusto prevedere che un paziente, in base alla propria fede, desideri ricorrere a tutti gli atti medici e presidi terapeutici, inclusa la nutrizione/idratazione, per allungare artificialmente la sua vita e sia in pieno diritto di farlo, così questo benedetto diritto dovrebbe valere anche nel caso opposto.
Certa politica italiana, invece, si è impossessata delle nostre volontà, e con un testo di legge palesemente di parte ed incostituzionale vuole obbligarci a forme di trattamenti che definisce sostegni vitali (nutrizione ed idratazione) in barba a qualsiasi principio scientifico-medico.
Ed allora mi chiedo:
- è legittimo legiferare in un campo così delicato, che riguarda ciò che ci è più caro – la nostra stessa vita – senza una serenità ed una onestà intellettuale?
- è giusto legiferare secondo un credo religioso in uno Stato che per definizione è laico? E senza tener conto che tra i cittadini vi sono anche agnostici, non credenti o diversamente credenti?
- è giusto imporre per legge sonde, sondini, cateteri e fleboclisi anche a chi non li vuole? E’ giusto che la medicina moderna sottragga, nascondendolo, il malato alla morte?
- è giusto che la stessa medicina in nome di un progresso tecnologico, determini un prolungamento artificiale della malattia, con morti più lente e spesso sofferenze maggiori?
- è giusto che il cittadino perda improvvisamente i suoi diritti sanciti dal consenso informato non appena diventa incosciente?
Ed ancora:
- com’è credibile uno Stato che invoca l’indisponibilità della vita come principio inderogabile e innegoziabile contraddicendo palesemente la realtà in cui si può decidere di morire rifiutando una trasfusione di sangue, la dialisi o l’amputazione di un arto affetto da gangrena?
Io credo che esistano delle condizioni patologiche irreversibili in cui la medicina si debba fermare “anche se questo provoca frustrazione e sconforto” – per usare le parole dell’illuminato Cardinale Martini, poiché ciò sconfinerebbe in un’inesauribile forma di accanimento terapeutico che – a parole – nessuno vuole, ma che per legge, con questa legge, verrebbe attuato.
Credo che in Italia sia necessaria una legge che abbia a cuore la salute del malato e non la vita in sé.
Credo che libertà significhi poter scegliere, poter continuare a governare la propria vita quando la mente ci ha abbandonato e quando non siamo più padroni del nostro corpo. Credo che nessuno possa arrogarsi il diritto di stabilire al mio posto fino a che punto possano spingersi le mie terapie così come nessuno dovrebbe poter decidere di privarmi di una morte dignitosa.
E’ per questo che ho affrontato l’iter di questo provvedimento spogliandomi da ogni considerazione ideologica o religiosa di cui sono portatore. Un approccio ispirato al rispetto della persona e quindi al rispetto di tutti i cittadini, che al di là della loro fede politica e del loro credo, cerco di rappresentare, quanto più degnamente, in questo Parlamento.

venerdì 4 marzo 2011

La morale di B. Gli ultimi colpi per non perdere la Chiesa.

Istruzione pubblica, sacralità della vita, coppie di fatto, possibilità di adottare un bambino per i gay e per i single. Sono questi gli argomenti con cui, nelle ultime settimane, il Presidente del Consiglio sta cercando di riconquistare le simpatie d’Oltretevere. Gettare un po’ di fumo negli occhi della Chiesa per far dimenticare gli ultimi scandali che lo vedono protagonista, al fianco di ragazze giovanissime, in festini dal contenuto ancora poco chiaro e per spostare l’asse dell’attenzione mediatica sulla sua, improvvisa, “svolta evangelica”. Sarebbe una divertente commedia, se solo commedia fosse e non, al contrario, la nostra realtà nazionale.

Una classe politica, quella che vede al proprio vertice Berlusconi, che non è in grado di operare delle scelte legislative corrette e concrete a tutela dei diritti dei cittadini e che annienta la laicità di uno Stato per conquistare l’elettorato clericale del Paese. Una politica, quella che vede al proprio vertice il Cavalier B., dalla morale distorta e discutibile. Che divorzia, ma alza la bandiera della sacralità della famiglia fondata sul matrimonio e che discrimina le coppie di fatto. Che non sopporta la possibilità che un single possa adottare un bambino, che una coppia possa ricorrere liberamente alla fecondazione assistita o che una donna possa decidere di ricorrere all’aborto terapeutico. Un popolo, quello che vede al suo vertice il nostro Presidente del Consiglio, che si nasconde dietro la parola “libertà” ma che condanna gli omosessuali, limita le scelte individuali, disprezza le idee diverse dalla propria, vorrebbe annientare il ruolo della scuola pubblica e nega l’autodeterminazione dell’uomo, specie in un momento delicato e difficile come il ‘fine vita’. Un popolo, quello della libertà, che la libertà degli italiani vorrebbe distruggere.

Un premier corruttore, indagato, processato e dai valori etici di certo discutibili, decide così – in un momento di evidente difficoltà personale - di puntare tutto sulle “radici giudaico-cristiane della nostra civiltà” dando per scontato che la Chiesa e gli elettori italiani diano seguito alle sue mutevoli e contraddittorie esternazioni. Siamo certi però che sia la Chiesa sia gli italiani saranno presto in grado di capire che il signor B. ha fatto il suo tempo. Che le “travisazioni” delle sue parole da parte degli orchi comunisti non reggono più. Che la compromissione dell’integrità della sua morale è andata ben oltre la possibilità di una “redenzione”. Che, forse, per il bene del Paese che dice di amare, sarebbe meglio per lui fare marcia indietro.

giovedì 3 marzo 2011

BIOTESTAMENTO:PALAGIANO(IDV), PALESE INCOSTITUZIONALITA'

(ANSA) - ROMA, 3 MAR - ''La palese violazione dei diritti sanciti dalla nostra Costituzione, perpetrata dall'attuale provvedimento sul testamento biologico, ha reso indispensabile per l'Italia dei Valori la presentazione di una pregiudiziale di costituzionalita'; nonche' la necessita' di una relazione di minoranza al testo del Governo che ne metta in evidenza tutte le contraddizioni'', sostiene Antonio Palagiano, responsabile sanita' di Idv.
''Mentre dai banchi del Pdl, infatti, si continua ancora a parlare a sproposito e strumentalmente di eutanasia (vedi le dichiarazioni rilasciata dall'ex radicale Quagliariello), il nostro Paese rischia di veder approvata una legge che, nei fatti, limitera' la liberta' di cura e il fondamentale diritto all'autodeterminazione, nonche' il principio di uguaglianza tra tutti i cittadini, ''aprendo la porta'' a molti contenziosi giuridici e future probabili bocciature da parte della Corte Costituzionale, cosi' come sta di fatto gia' avvenendo con la legge 40 del 2004 sulla fecondazione artificiale'', aggiunge Palagiano annunciando che ''l'Idv percorrera' ogni strada possibile, in Parlamento e fuori, perche' cio' sia scongiurato''.

martedì 1 marzo 2011

Biotestamento: testo oscurantista e illiberale. Idv darà battaglia in Aula


Il testo uscito oggi dalla commissione si conferma liberticida e illiberale poiché, nonostante le poche ed insignificanti modifiche accolte, permane l’insopportabile stortura di fondo ovvero la negazione del diritto all’autodeterminazione del paziente.
Il testo del governo sul biotestamento è una proposta umiliante, con una visione parziale, a senso unico, di stampo confessionale, che umilia e calpesta i diritti sacrosanti garantiti dalla Costituzione. Per tutte queste ragioni, Italia dei Valori presenterà una relazione di minoranza.
In due anni di confronto in commissione il Governo non ha mai abbandonato la sua posizione liberticida ed ottusa. e non ha mai ascoltato l’opposizione. Noi riteniamo che tutti i cittadini italiani credenti, non credenti e diversamente credenti debbano essere tutelati da una legge dello Stato saggia ed equilibrata, ma è evidente che per questo Governo non è così.
La nostra posizione non solo è di contrarietà formale e sostanziale, ma anche di forte preoccupazione di fronte ad un Governo e ad una maggioranza che continua a mostrarsi sorda e cieca di fronte alla legittima richiesta del paese e dei cittadini di affrontare un tema così delicato come il fine vita con spirito laico e scevro da condizionamenti di altra natura. Noi chiediamo che su temi così sensibili si persegua non il proprio interesse di bottega o quello di altri ma l’interesse superiore sacro ed inviolabile dell’intera comunità.

BIOTESTAMENTO: IDV A ROCCELLA, UNICA SOLUZIONE RITIRARE DDL

AUMENTERA' RICORSO MAGISTRATURA;USO STRUMENTALE PAROLA EUTANASIA
(ANSA) - ROMA, 01 MAR - ''Se la volontà del Governo e' quella di imporre una propria morale ignorando il lacerante dibattito nel Paese e' meglio lasciare l'Italia senza una legge sul testamento biologico''. Cosi' Antonio Palagiano, capogruppo Idv in commissione Affari Sociali e responsabile sanita' del partito, interviene nel dibattito sul biotestamento, sottolineando che ''questa, al contrario di quanto dichiara il Sottosegretario Roccella e' una legge che lascia molti piu' dubbi che certezze e che sicuramente dara' il via libera ad un incontrollato ricorso alla magistratura, unico organo che potra' tutelare la liberta' di scelta dei cittadini italiani''.
Roccella, per Palagiano, ''cosi' come molti altri esponenti di questo Governo, fa un uso terroristico del termine eutanasia'' per ''spaventare, indignare ed attrarre consensi'', sovrapponendolo ''all'autodeterminazione dell'individuo e al suo diritto di rifiutare le cure''.
''Noi vorremmo che coloro i quali in base alla loro fede desiderano ricorrere all'idratazione e nutrizione a tempo indefinito, anche per decenni, siano garantiti nel farlo, - prosegue il deputato Idv - ma lo stesso diritto sacrosanto dovrebbe valere anche nel caso opposto, per chi decidesse di
interrompere i trattamenti inutili''. '
'In due anni di confronto in commissione il Governo non ha mai abbandonato la sua posizione liberticida ed ottusa. e non ha mai ascoltato l'opposizione. Noi riteniamo che tutti i cittadini italiani credenti, non credenti e diversamente credenti debbano essere tutelati da una legge dello Stato saggia ed equilibrata, ma - conclude il responsabile sanita' di Idv - e' evidente che per questo Governo non e' cosi'. Percio', nelle condizioni date, il ritiro della legge e' l'unica via''.