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mercoledì 10 novembre 2010

Pompei: un Ministro part time non può tutelare il patrimonio italiano




Il crollo della Casa dei Gladiatori di Pompei è l’ennesima dimostrazione di quanto questo Governo sia scarsamente interessato alla cultura, all’arte e al patrimonio artistico italiano in generale. Un patrimonio che andrebbe difeso strenuamente con impegno, professionalità e generosità da parte dello Stato. E invece, il Ministro a cui è affidata la tutela di questo patrimonio dimostra, ogni giorno, di non essere all’altezza del proprio ruolo e di non sapersi assumere le proprie responsabilità. Lo conferma il suo intervento di oggi nell’Aula della Camera, in cui, ancora una volta ha operato la tecnica dello “scaricabarile” declinando il Ministero ed il Governo da qualsiasi colpevolezza in merito ai disastri subiti dal patrimonio culturale italiano negli ultimi tempi.
Ne ricordiamo solamente alcuni: cedimento di una parte del soffitto della Casa di Nerone (marzo 2010), sbriciolamento dell’intonaco del Colosseo (maggio 2010), crollo di una parte delle mura Aureliane (marzo 2010). Senza dimenticare che, proprio a Pompei, il 18 gennaio 2010, un terrapieno di circa 30 metri è franato, danneggiando pareti affrescate di una domus. Si trattava evidentemente di una prima avvisaglia di ciò che sarebbe potuto accadere… l’episodio, però, è passato stranamente sotto silenzio, anzi sono state vietate addirittura le fotografie del disastro. Perché? E’ facile immaginarlo.
È evidente che la causa di questi episodi va ricercata nell’età delle opere e negli inevitabili fattori meteorologici, ma credo che l’incuria, il disinteresse e lo scarsissimo investimento da parte del Governo centrale abbiano avuto un ruolo cruciale.
La ricchezza storica, artistica ed archeologica di Pompei – ma non solo - dovrebbe essere tutelata con tutti mezzi a disposizione, invece le cifre che questo Governo ha investito per valorizzare i nostri tesori negli ultimi anni, sono state irrisorie ed insufficienti.
Del resto in questi anni di legislatura è stato ampiamente dimostrato che la cultura, la ricerca, la salute, l’arte, la scuola, non sono certo tra i primi pensieri dell’Esecutivo perché è proprio in questi settori che il Governo fa sentire i colpi della mannaia di Tremonti. Ed in questo contesto che un Ministro all’altezza avrebbe dovuto far sentire le proprie ragioni. Perchè quando sono in gioco valori importanti, principi essenziali, beni non negoziabili, allora anche con gli amici (in questo caso Tremonti, Berlusconi e co..) è necessario alzare la voce e farsi sentire. Ma questo non è stato fatto. Nessuna difesa del nostro patrimonio, nessuna risorsa in più, nessun controllo sulle persone nominate dallo stesso Ministro.
In questo contesto non ci si domanda nemmeno perché la ARCUS SpA, Società per lo Sviluppo dell’arte, della cultura e dello Spettacolo, istituita nel 2004 dal Ministero per i beni culturali, ha effettuato allegramente interventi senza controlli x 250 milioni di euro e possa permettersi, per soli 10 dipendenti una sede che costa ai contribuenti ben 16.000 euro mensili? Denaro pubblico, che di certo sarebbe potuto essere investito in maniera diversa e migliore; proprio mentre il Ministero per i Beni culturali ha visto, per il 2011, una diminuzione di oltre 281 milioni di euro!
Di fronte a questo, il Ministro Bondi sta reagendo come un astenico, con inerzia ed indifferenza… ed evita di affrontare, a viso aperto e con vigore, l’argomento con i suoi compagni di partito per mantenere salde le sue alleanze politiche.
Beh, credo che sia giunta l’ora dell’etica della responsabilità nella politica. L’era in cui chi sbaglia paga - e paga di tasca propria. L’etica della responsabilità in cui non è concepibile che un uomo cui viene affidato un campo così delicato – quello dell’arte e dei beni culturali, i più preziosi al mondo – sia anche coordinatore nazionale del primo partito italiano, il PDL, compito che richiede certamente assai tempo e impegno quotidiano.
Credo che i due ruoli non siano compatibili e lo dimostrano i risultati ottenuti: il PDL va in frantumi e le domus pompeiane, ed il mondo dell’arte in generale, anche.
Forse è vero, paradossalmente, sarebbe meglio che Pompei venisse nuovamente sommersa dalle ceneri – salvando i pompeiani, ovviamente. Sembrerebbe un’affermazione assurda, ma credo non lo sia affatto, poiché nascondendola nuovamente e sottraendola all’inerzia, all’indifferenza e all’incompetenza di certa classe dirigente potremo preservarla e consegnarla ai nostri figli. Ad una nuova generazione, che certamente mostrerà maggiore sensibilità e rispetto per ciò che ha ricevuto in consegna.
Dico questo, con tristezza, mi creda poiché questa classe politica, questo Governo non si è mostrato all’altezza del compito e rischia di far franare tutto e distruggere ciò che neanche il Vesuvio è riuscito a fare. Il Ministro Bondi ha commesso, in questi due anni, più danni del Vesuvio. Ammetta le sue responsabilità e lasci l’incarico.

3 commenti:

  1. Antonio NUNZIATA11 novembre 2010 18:03

    CONDIVIDO - Questa è la strada che dobbiamo percorrere, inchiodarli alle loro responsabilità !
    Grazie On. Palagiano

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  2. Annunciare altri crolli è da incoscienti! Ha fatto benissimo a contestarlo duramente! Continuate così!
    Marco De Simone

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  3. valentina botta14 novembre 2010 00:20

    Grazie per la forza e il garbo con cui in aula hai sottolineato responsabilità e inadempienze ugualmente colpevoli: la mia formazione da archeologa mi ha fatto sussultare alle tue parole e mi ha fatto indignare insieme a te e a tanti altri che hanno a cuore il patrimonio storico e culturale del nostro paese! Valentina Botta

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