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sabato 20 novembre 2010

Politiche sociali e Università: le false promesse del Governo

Una settimana complicata, quella appena trascorsa nell’Aula della Camera. Una settimana lunga per approvare la norma più importante di ogni anno di legislatura: la manovra finanziaria. Quella norma con la quale, di fatto, si stabilisce il futuro del Paese, in tutti i settori: lavoro, mobilità, infrastrutture, pubblica amministrazione, sanità, sevizi sociali, cultura. Una manovra difficile, bisogna ammetterlo, specie in un periodo di crisi economica come quello che stiamo vivendo. Quest’anno, però, oltre ai tagli orizzontali, al di là dell’immaginazione, abbiamo assistito all’ennesima beffa di questo Governo: inondare gli italiani di false promesse. Come? Costruendo ad hoc degli “interventi” che a prima vista sembrano risolutivi, ma che si rivelano, poi, una palese farsa. Due argomenti mi hanno particolarmente coinvolto, anzi, sconvolto. La vicenda dei malati di SLA – con i quali ho manifestato, lo scorso 16 novembre, sotto il Ministero dell’Economia - e la questione dei ricercatori delle nostre università.


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Gli affetti da Sclerosi Laterale Amiotrofica in Italia sono circa 5000. Da anni, ormai, chiedono la revisione dei LEA (Livelli essenziali di assistenza) e del Nomenclatore tariffario, così da poter ricevere un’assistenza sanitaria degna di questo nome. A tal proposito ho presentato, sempre questa settimana, un’interrogazione parlamentare. Per questi malati, purtroppo, nulla è stato fatto. Niente, fino a ieri (apparentemente). Quando, con una mossa eclatante quanto menzognera, il Governo ha deciso di destinare 100 milioni di euro ai malati di SLA … dimenticando, o facendo finta di dimenticare che quei 100 milioni li hanno sottratti ad altre categorie disagiate del nostro Paese, innescando una guerra tra poveri. In pratica, non un euro è stato messo sul piatto in favore dei malati di SLA. Il Governo ha barato e davanti agli interventi incalzanti dell’opposizione – tra cui il mio – ha fatto finta di cedere. Ha sospeso la seduta alla Camera e dopo aver confabulato, ha dichiarato di aver risolto il problema. In realtà ha sottratto quei 100 milioni ad un fondo complessivo di 350 che veniva ripartito tra contributi per l’acquisto dei libri scolastici alle famiglie disagiate, stabilizzazione dei lavoratori socialmente utili e rifinanziamento degli impegni dello Stato in Banche internazionali. Togliendo soldi, in pratica, dove già non ce ne sono e facendo pagare ad altri un prezzo che non possono permettersi.



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Nello stesso giorno, anche su un altro fronte, il Governo bara e getta fumo: questa volta sull’università. I fondi per attuare la riforma universitaria e realizzare i concorsi per i ricercatori sono, di fatto, inesistenti. E ieri, con una mossa camuffata, Tremonti ha stanziato per l’università 800 milioni per il 2011, 500 milioni per il 2012 e 500 milioni per il 2013, facendo credere agli italiani che con questo denaro si garantiranno i concorsi per i ricercatori. In realtà quelle risorse sono destinate al Fondo ordinario per l’università. Fondo che, è bene ricordarlo, serve al funzionamento ed alla manutenzione dei nostri atenei, al pagamento del personale docente e non docente e perfino alla ricerca scientifica (sic!). Questi importi serviranno a malapena a tamponare i copiosi tagli effettuati finora. Ed allora, nella realtà, come si farà a bandire i concorsi promessi – 9.000 in sei anni - per garantire una reale progressione di carriera ai ricercatori italiani più meritevoli?

È evidente, quindi, che nè la cultura – forse perché non si mangia – nè i ricercatori, vero fiore all’occhiello dei nostri atenei, collocati al secondo posto in Europa dallo Science European Index per numero di citazioni nei lavori scientifici, stanno a cuore a questo Governo, così come tutte le categorie più deboli, compresi i disabili.
Questo Governo continua a prendersi gioco degli italiani, illudendoli, ma i giochi – per fortuna - stanno per finire.

1 commento:

  1. Rita Coltellese22 novembre 2010 18:43

    Non mi sento di criticare solo i tagli indiscriminati, perché prima bisognava cambiare il sistema di reclutamento di chi vuole fare ricerca, non solo nell'Università, ma anche negli Enti di Ricerca alimentati da fondi dello Stato. Sono in questo mondo dall'età di 20 anni e ne ho 64. Ne ho viste dal di dentro di tutti i colori: in parte, ma solo in parte, mi sono "vendicata della vita", come dice Vargas LLosa, scrivendo un libro su questo ambiente: troppi favoritismi, ad iniziare dai Concorsi, che immettono nel circuito della ricerca ed universitario non sempre persone adeguate a svolgere questa funzione, buttando fuori gente di valore solo perché non raccomandata dal potente.

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