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sabato 4 settembre 2010

Malasanità: questa è solo la punta di un iceberg

Quella del 2010 è stata indubbiamente una fine d’estate difficile per la sanità italiana. Molti, troppi, i presunti episodi di malasanità avvenuti nei nostri ospedali, episodi spesso legati al momento che dovrebbe essere il più bello per la vita di ogni famiglia, il parto.
Alla fine di agosto in Calabria, una donna muore, durante una corsa disperata da una struttura ospedaliera all’altra, dopo aver dato alla luce il suo bambino ricorrendo al parto cesareo. Sempre ad agosto a Messina, la lite tra due medici nel corso di un parto cesareo mette in serio pericolo la vita di mamma – alla quale sarà in seguito asportato l’utero - e neonato, che potrebbe aver subito gravi danni cerebrali. Ancora a Messina, nello stesso policlinico, una donna che aveva chiesto un’interruzione volontaria di gravidanza a causa delle gravi malformazioni del feto è costretta, dall’obiezione di coscienza di alcuni medici, a partorire nel bagno del nosocomio. Roma, un neonato muore per delle complicazioni respiratorie dopo il parto.
Tutti probabili casi di malasanità, sui quali si sta indagando, sui quali sono state aperte numerose inchieste, nei quali sono coinvolti medici che hanno il diritto di difendersi e cittadini che hanno il diritto a ricevere un’assistenza sanitaria efficiente. Casi che rappresentano, purtroppo, soltanto la punta di un iceberg che mette a nudo un problema che assilla molti ospedali d'Italia: l'accesso ai reparti e alle sale operatorie da parte di personale medico, strutturato e non, al di fuori dell'orario di servizio o del turno di guardia, scavalcando spesso i titolari ufficiali, che rispondono all'autorità giudiziaria, e utilizzando le strutture pubbliche al pari di una clinica privata. Nel caso dell'università di Messina, ad esempio, si e' trattato di un volgare scontro fisico, che getta fango sulla categoria, tra il ginecologo strutturato e il suo collega che non voleva perdere la paziente - cliente. Le prestazioni fuori turno 'ad personam' rappresentano un malcostume che andrebbe combattuto imponendo regole e controlli rigorosi, erogando sanzioni non solo ai contravventori, ma anche a quei dirigenti di struttura complessa, che troppo spesso fingono di non vedere.
La sanità italiana ha bisogno di essere riformata dall’alto, a partire da una riorganizzazione concreta del governo clinico. Il testo in discussione alla Camera si è arenato prima ancora dell’inizio della reale discussione, ma non era certo portatore di norme rivoluzionarie come quelle che sarebbero invece necessarie nel nostro Paese. Sganciare politica e sanità. Far ricoprire i ruoli apicali all’interno delle strutture ospedaliere da chi realmente ha la competenza e la capacità necessaria. L’errore medico può verificarsi – in fondo un medico è prima di tutto un uomo – ma fornire ai cittadini tutte le garanzie possibili, tecniche ed umane, affinché episodi come quelli delle ultime settimane non avvengano, deve essere la priorità della nostra politica. Ed è per questo che continueremo a lavorare per proporre un modello diverso di sanità pubblica basato su qualità e sicurezza, che possa garantire il vero diritto alla salute per tutti i cittadini.

3 commenti:

  1. Gentile Onorevole, ciò che dice è vero, e oltremodo autorevole giacchè lei fa parte del settore. La situazione della Sanità italiana è grave, vuoi per gli sprechi del passato (Poggiolino in primis), vuoi per le lauree acquistate a buon mercato, vuoi per gli sprechi attuali, soprattutto al sud. Da dieci anni ci troviamo sfortunatamente governati da una maggioranza che sta soprattutto facendo gli interessi della sanità privata, avvicinando il nostro modello a quello americano (anche se esso è stato un pò migliorato dagli ultimi provvedimenti dell'amministrazione Obama), in cui se hai le possibilità economiche ti curi, altrimenti...Il film "Sicko" di Michael Moore è un docufilm ben fatto che parla proprio di ciò.
    Vogliamo fare la stessa fine?
    Cordiali saluti e complimenti,
    Luca

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  2. Rita Coltellese5 settembre 2010 21:19

    Per ragioni varie conosco molto bene l'ambiente della sanità pubblica. Ne conosco le eccellenze di grande professionalità ed umanità (virtù mai disgiunte in un medico di valore) e le miserie e le ingiustizie organizzative che consentono anche a medici che queste qualità non possiedono di stare dentro il SSN. Molte cose sono migliorate da quando, ad esempio, ho vissuto in prima persona l'esperienza del parto: nel 1970 ancora accadeva che un ginecologo, assistente volontario (figura oggi scomparsa), dopo averti seguito in gravidanza ti sistemava nell'ospedale dove lavorava e si faceva pagare sottobanco l'assistenza al parto, usufruendo della struttura ospedaliera pubblica. Oggi questo è più difficile da attuare. Oggi per i dirigenti medici del SSN esiste l'intramenia e l'extramenia: libertà di scelta fra le due e rigore nell'applicazione. Nel caso di un assegnista di policlinico univeristario questi non dovrebbe, come anche i dottorandi di ricerca, fare assistenza clinica, ma solo ricerca. Poi, come dice lei, certi dirigenti di reparto chiudono gli occhi e le regole non le rispettano. E' questo il punto: il rispetto delle regole.

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  3. Antonio come se fossi stato presente ieri a casa mia.
    Tra gli argomenti proprio la malasanità confrontando con amici Gallesi il sistema di assistenza pubblica italiana con altri sistemi e la considerazione unanime, alla luce degli eventi da te citati e che quasi non fanno più notizia, che non è possibile nella sanità italiana misurare l'efficienza, l'efficacia e la qualità dei servizi pubblici (!) offerti.Non si può e non si vuole!!Se (mi vengono presente loro) alcui primari sono di nomina politica quale certezza di qualità e competenze può darmi il reparto da loro gestiti? E così via.....

    P.S. Ho discusso una tesi in politica economica sul rapporto costi benefici della tutela della salute mentale in Campania.
    Risultato? Valutazione im-possibile

    Giuliana Di Sarno

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